“Dovunque
noi saremo, colà sarà Roma”, disse Giuseppe Garibaldi quando francesi ed
austriaci posero fine nel 1849 alla breve ma eroica esperienza della Repubblica
Romana, esemplare laboratorio politico per l’intera Europa di idee democratiche
basate sulla laicità dello Stato, sull’affermazione dei diritti civili e
attenzione alla condizione dei lavoratori, sull’intangibilità della proprietà
privata e sulla responsabilità di chi governa nei confronti del Popolo. Roma
per cinque mesi da uno stato di secolare arretratezza diviene precursore di
quel socialismo liberale di cui un secolo dopo Carlo Rosselli si farà promotore
arricchendo l’incommensurabile fase storica della Resistenza antifascista e
contribuendo a porre basi solide e durature al nascente spirito dell’Italia
repubblicana, di cui la nostra Costituzione è il più alto simbolo.
Esempi
di personalità che nella fase storica in cui vissero diedero qualcosa che
andava oltre se stessi, personalità che in epoche ed in contesti differenti
agirono per qualcosa di cui non erano stati investiti e di cui non avevano la
reale percezione, ma di cui avevano intuito la grande aspirazione: la Comunità.
La
Comunità di giovani, donne e uomini mossi dallo spirito risorgimentale, così
come la Comunità nazionale che con estremo sacrificio e ineguagliabile orgoglio
reagì alla deriva antifascista attraverso la Resistenza.
Oggi
il nostro Paese vive un momento difficile, in cui l’austerità è d’obbligo e
l’ordinaria amministrazione deve cedere il passo alla straordinarietà degli
eventi. La nostra Comunità necessità di uno sforzo collettivo se non vuole implodere,
da cui nessuno può esimersi, specie chi era nella cabina di comando della nave
che oggi va a fondo.
Ma
l’(ormai) ex Onorevole Cristaldi in un’intervista a “La Repubblica” è
categorico sul suo ingaggio e sui soldi che ritiene debba ricevere: “Ancora troppo
pochi, ancora niente per quello che faccio, per il lavoro che produco, per i
sacrifici e lo stress di una vita di corsa”, che ha ritoccato del 30 per cento
la sua indennità di sindaco che adesso ammonta a 4817 euro ed agli occhi del
sindaco appare tuttavia come una somma “modesta, piccina”; ai quali si
aggiungono 3500 euro di vitalizio maturati da presidente dell’Assemblea
siciliana e 5839 euro di vitalizio da Deputato.
“Troppo
pochi soldi, ancora troppo pochi. Tu vuoi che governi e lo faccia bene? E
allora paga”, conclude il sindaco. Altro che Comunità! Cristaldi, come i suoi
colleghi, chiede il conto di ciò che ritiene gli sia dovuto, senza dar conto ai
cittadini di ciò che invece sarebbe loro dovuto. La politica come “missione” ha
ceduto il passo alla politica come affermazione, senza esclusione di colpi. E
poco importa se al giorno d’oggi non esiste vincolo di responsabilità degli
eletti nei confronti degli elettori, visto che in Parlamento non siedono più
rappresentanti del Popolo, ma discepoli investiti nelle segreterie di partito
da mistici personaggi “unti dal signore” e capi tribù avvezzi a riti celtici
che comunicano emettendo peti attraverso la bocca.
Esattamente
cos’ha fatto di più il sindaco, per essere così esigente in termini economici,
rispetto ad un ricercatore precario che, seppur rappresenti l’eccellenza di un
Paese che stenta a crescere, preferisce emigrare ed essere gratificato
piuttosto che vivere nella precarietà dei suoi ottocento euro mensili a
progetto? Cosa ha fatto l’ex parlamentare e la sua generazione di dirigenti
politici alla guida del Paese e della Regione oltre ad aver agevolato l’esodo
di più di 70 mila giovani ogni anno che dal Sud si spostano al nord perché la
propria Regione vive in uno stato di perenne arretratezza che fa comodo a
molti? Perché dovremmo pagare fior di quattrini per un “professionista” che
insieme alla classe politica di cui ha fatto parte a Montecitorio ha preso atto
del proprio fallimento, lasciando il passo ad un governo di tecnici per la
palese incapacità di governare ulteriormente?
Cito
le parole di Gramsci ne “Gli Indifferenti”, poiché non esiste esempio più alto
di un uomo che di fronte a se stesso si interroga su quanto ha fatto e su
quanto c’era da fare: “Odio gli indifferenti […] alcuni piagnucolano
pietosamente, altri bestemmiano oscenamente […] . Chiedo conto a ognuno di loro
del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E
sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non
dover spartire con loro le mie lacrime”.
Roberto
Asaro
