Europa divisa, per l'ennesima volta,
su importanti questioni di politica estera. Italia, Francia, Spagna,
Portogallo, Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo,
Malta, Svezia gli stati membri che hanno votato a favore.
La Repubblica Ceca l’unico stato membro
dell’Ue ad aver votato contro l’accoglimento dello status di Osservatore alla
Palestina. Si sono astenuti tutti gli altri.
L’ennesima occasione persa per dimostrare
unità d’intenti e un impegno in proiezione del raggiungimento della necessaria integrazione
politica del continente. Specie in un grave momento di crisi economica che,
lungo la linea della Storia, ha sempre condotto gli Stati a scelte economiche e
politiche “protezioniste” e “autarchiche”.
L’Unione europea, attuale Nobel per la Pace, non ha
superato il pregiudizio della Storia che vede gli Stati europei troppo
orgogliosi per privarsi della possibilità di tutelare la propria posizione particolare
nell’arena del sistema degli Stati che essi stessi hanno creato.
Gli Stati membri dell’Unione europea sono rimasti ancorati a preconcetti e strutture dell’azione politica internazionale che non hanno il coraggio né l’interesse ad abbandonare. Per questo non hanno colto l’opportunità di una scelta unitaria dal grande valore politico.
Riconoscere alla Palestina lo status di Osservatore all’Onu,
non vuol dire disconoscere, tradire o isolare Israele, ma sottrarre una
comunità che, nella normalità delle relazioni internazionali, viene sottoposta
al ricatto da trattative bilaterali con uno Stato che è in grado di imporsi
attraverso una maggiore forza relativa ed una partnership “abbiente”.
In quanto premio Nobel per la Pace, l’Unione europea
ha il dovere di promuovere ogni azione volta a portare la pace in Medio Oriente
attraverso una normalizzazione dei rapporti diplomatici tra stati, non tra
stati e figli di nessuno. Ammettere che esistano due Stati è il primo passo per
arrivare alla loro coesistenza pacifica. Quale modo migliore dunque, per la Comunità internazionale, di
avviare questo percorso all’interno dell’Onu?
Il presidente Wilson, probabilmente, non avrebbe permesso il voto contrario del proprio Paese.
Roberto
Asaro

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