venerdì 8 aprile 2011

Nessuna ideologia. Manifestiamo per riprenderci il nostro futuro


“Servono arresti preventivi, qui ci vuole un Sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1979 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo... Qui serve una vasta e decisa azione preventiva per non far vivere all'Italia nuove stagioni di terrore”.

Che Gasparri non fosse il miglior politico degli “ultimi 150 anni” lo si sapeva già, prima ancora che impreziosisse la sua brillante carriera con le ultime dichiarazioni degne della miglior Repubblica delle banane. Purtroppo però questa volta le parole del Senatore rischiano di esasperare gli animi già caldi di queste settimane, con le sue proposte da statista contemporaneo, che hanno tutto il sapore della provocazione in un momento già molto delicato, attraverso paragoni inattuali ed assolutamente improponibili tra gli eventi di oggi e quelli del 7 aprile del 1979. “I fatti che portarono agli arresti del 7 aprile – dice l’allora pm Calogero – si svilupparono all’interno di un preciso disegno strategico d’insurrezione per sovvertire il sistema. Oggi invece non c’è un’ideologia, un disegno strategico dietro il malessere. Ecco perché non c’è una situazione di pericolo che possa giustificare maxiretate o blitz di polizia”.

Le dichiarazioni di Gasparri si aggiungono al quantomeno ridicolo atteggiamento del Ministro della Difesa La Russa che aggredisce verbalmente uno studente dandogli del “vigliacco!” nel corso della trasmissione “Annozero”, con una prepotenza ed un totale rifiuto rispetto ad ogni predisposizione all’ascolto, quando lui stesso partecipò nel ‘73 a cortei vietati dalla Questura in cui venivano lanciate bombe a mano contro le forze dell’ordine ed una delle quali colpì a morte un agente di Polizia, Antonio Marino.

Un vero e proprio festival dell’ipocrisia quello condotto dagli esponenti dell’attuale maggioranza, che auspicano misure inapplicabili nel nostro ordinamento per far fronte alle proteste ed alle manifestazioni.

“Non si può far finta di nulla di fronte al malessere che sta alla base della protesta”, afferma il Presidente della Repubblica, ma sembra che neppure le dichiarazioni della prima carica dello Stato verranno accolte.

La verità è che in questo momento ai giovani non sembra pensare nessuno, tantomeno una classe dirigente impegnata in vacue strategie pre-elettorali che non lasciano spazio ai veri problemi del Paese. Nel Paese in cui il precariato è divenuto un lusso per pochi di fronte alla disoccupazione imperante, il Governo accusa i giovani manifestanti ed invita i genitori a tenere a casa i propri figli.

Ma il nostro è un disagio che riguarda l’intero sistema Paese, un sistema scolastico che appare in profondo e continuo degrado, da molto tempo. Ecco cosa c'è al fondo della protesta degli studenti; a ciò si aggiungono le categorie dei lavoratori precari, dei disoccupati, dei ricercatori e di tutti quei cittadini consapevoli di vivere in un Paese che non vede all’orizzonte alcun margine di miglioramento. Scuola e Università sono un crocevia essenziale per la vita delle persone, a cui le famiglie affidano la formazione e la “custodia” dei figli. Una generazione sospesa. Precaria di professione. Professionisti della precarietà.

Nella manifestazione del nostro disagio non siamo mossi da ideologia alcuna, ma da un’irrefrenabile volontà di riprenderci quel futuro di cui siamo stati privati. La nostra non è una presa di posizione basata su preconcetti e schieramenti precostituiti, ma mossa da una triste consapevole realtà che ci vede privati degli Istituti fondamentali alla nostra crescita, alla nostra affermazione, al nostro futuro.

Ribadiamo al Senatore Gasparri che con noi giovani bisogna discutere, confrontarsi, e non mostrare i muscoli, ostentare una superiorità nel dispiegamento di forze che nessuno ritiene sia necessario.

Noi protesteremo e manifesteremo impartendo una lezione di Democrazia a chi in questi giorni è tornato ad utilizzare il linguaggio fascista per proporre arresti preventivi, zone rosse e Daspo per i cortei.

Roberto Asaro

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